IL CASO

Omicidio Elena Ceste, pena confermata per Buoninconti

Ribadita anche in appello la condanna a 30 anni per l'ex marito della vittima. La difesa: "Partita ancora aperta, Michele crede ancora nella giustizia ed è sostenuto da una solida fede religiosa"

TORINO. La Corte d'assise d'appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado per Michele Buoninconti, il vigile del fuoco già condannato a 30 anni per l'assassinio della moglie Elena Ceste. "Non avevamo dubbi sulla decisione della Corte - hanno commentato i legali della famiglia Ceste - i genitori sono molto provati, non si può essere contenti per una sentenza che riguarda l'omicidio di una figlia".

"Nel dispositivo la Corte d'assise d'appello ha confermato i risarcimenti stabiliti in primo grado e, con separata ordinanza, disposto il sequestro conservativo del patrimonio di Michele Buoninconti, compresa la quota della casa che Michele aveva ereditato dalla moglie". Così gli avvocati della famiglia Ceste, Abate Zaro e Tabbia, dopo la lettura della sentenza da parte del giudice Fabrizio Pasi, che ha confermato la pena di 30 anni inflitta in primo grado.

"Crediamo di avere quantomeno instillato un dubbio tra una parte dei componenti della Corte, sapevamo che questa storia sarebbe finita in Cassazione e quindi la partita è ancora aperta". Lo ha detto l'avvocato Giuseppe Marazzita, dopo la sentenza della Corte d'assise d'appello di Torino. I tempi della giustizia prevedono, entro 90 giorni, il deposito delle motivazioni della sentenza. Da quel momento, i legali di Buoninconti avranno 45 giorni di tempo per ricorrere in Cassazione. "Michele e' sostenuto da una solida fede religiosa, crede ancora nella giustizia ed è davvero convinto che esista un giudice che possa dargli ragione", ha poi aggiunto l'avvocato. "Non è mai crollato - ha aggiunto il legale - vorrebbe solo riabbracciare i suoi figli, il pensiero che credano che sia l'assasino della madre, un mostro, lo sta distruggendo".

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