DIRITTO PRÊT-À-PORTER

Cosa fare se in famiglia c'è chi non sa gestire le proprietà?

Il Codice Civile ha previsto due forme di tutela giuridica per le persone giuridicamente incapaci di intendere e di volere: l’interdizione oppure l’inabilitazione

Cosa fare quando abbiamo in famiglia un maggiorenne “incapace” di dare la giusta importanza agli atti che compie oppure un genitore anziano che, per la malattia o l’età, non è più in grado di gestire i suoi beni? Come possiamo sostituirci validamente a lui, nella gestione e nell’amministrazione dei suoi averi?

Nel nostro ordinamento il soggetto che ha compiuto i diciotto anni è, per definizione, capace di agire ovvero ha la capacità di compiere atti giuridici validi (per es. vendere, comprare, firmare un contratto, ecc.).
Fino al compimento della maggiore età, la capacità di agire è tutelata dai genitori che sono i rappresentanti legali del minore: compiono per lui tutti gli atti di ordinaria amministrazione mentre, per quelli di straordinaria amministrazione, devono, comunque, chiedere l’autorizzazione al Giudice Tutelare.
Quanto premesso,  non significa che ogni soggetto che abbia compiuto la maggiore età sia capace di agire e  può, di fatto, non esserlo.

Il Codice Civile ha previsto due forme di tutela giuridica per le persone giuridicamente capaci (maggiorenni) ma incapaci, totalmente o parzialmente, di intendere e di volere.
I due istituti  che producono una limitazione parziale o totale della capacità di agire sono:
-l’interdizione prevista nei casi di assoluta infermità ha come conseguenza la limitazione totale della capacità di agire ed il Tutore sostituisce in tutti gli atti la persona interdetta.
Se, per esempio, l’interdetto deve vendere un immobile il tutore, previa autorizzazione del  Giudice, potrà validamente manifestare il consenso  davanti ad un notaio in nome e per conto del soggetto.
-l’inabilitazione ammessa nelle condizioni di  parziale infermità mentale o in altre situazioni che possono essere lesive degli interessi e del patrimonio personale e familiare (per es. dipendenza da alcool, droghe, eccesso di prodigalità, persona sorde o non vedenti).
L’inabilitato può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione da solo mentre deve essere affiancato dal Curatore per gli atti di straordinaria amministrazione e necessita sempre, per questi ultimi, dell’autorizzazione del Tribunale.
Il Curatore, a differenza del Tutore,  non è il suo rappresentante legale ma deve firmare gli atti di straordinaria amministrazione insieme all’inabilitato valutando l’opportunità degli stessi preventivamente con il Giudice. L’atto privo della sua firma  è annullabile.

La Legge n. 6 del 9 gennaio 2004 ha introdotto la figura dell’Amministratore di Sostegno al fine di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia mediante interventi di sostegno  temporaneo o permanente che siano di più semplice e veloce applicazione rispetto alle comuni pratiche di interdizione ed inabilitazione.

I soggetti potenzialmente interessati a questo Istituto sono quelli che, per effetto di una infermità o di una menomazione fisica o psichica si trovano nell’impossibilità anche parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi.
Il ricorso può essere avanzato dal diretto interessato, dal coniuge, dal convivente, dai parenti entro il quarto grado o dagli affini entro il secondo grado dal tutore, dal curatore o dal Pubblico Ministero, dai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura ed assistenza della persona.

Il Giudice deve preliminarmente sentire il destinatario del provvedimento richiesto ed entro sessanta giorni dalla data di presentazione del ricorso dovrà nominare l’amministratore di sostegno con decreto motivato immediatamente esecutivo.
Preliminarmente dovrà preferire il coniuge, il convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, un parente entro il quarto grado.
Qualora nessuno abbia manifestato la  propria disponibilità nel ricoprire tale carica, il Giudice potrà nominare anche altra persona, una fondazione o un’associazione in persona del legale rappresentante.
L’amministratore deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario, lo deve informare tempestivamente  sugli atti da compiere  e deve rivolgersi al  Giudice  qualora si trovi in dissenso con l’amministrato.
In caso di contrasto di scelte o di atti dannosi, di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i suoi bisogni e le sue richieste, il beneficiario può ricorrere al Giudice Tutelare che adotta con decreto motivato gli opportuni provvedimenti.
L’amministratore deve presentare periodicamente al Giudice Tutelare una relazione sulla sua attività e sulle condizioni di vita del beneficiario e l’amministrazione può essere revocata qualora non sussistano più i presupposti che l’hanno determinata.

I tre Istituti sono tra loro incompatibili: chi è interdetto non può essere inabilitato o avere l’amministratore di sostegno.
Esiste, comunque,  la possibilità di richiedere la revoca di un provvedimento in favore dell’ottenimento di un altro quando, per es., le condizioni del beneficiario sono, nel tempo, peggiorate  e necessita di una tutela maggiore come quella dell’interdizione.
In Italia manca la cultura della tutela  in quanto “marchiare” attraverso un processo con sentenza di interdizione un figlio, il fratello o il padre, spaventa ancora tutti.
Inoltre è diffusa la convinzione che l’unica funzione del tutore sia la gestione del patrimonio dell’interdetto senza tener conto che essa deve passare attraverso il controllo meticoloso e l’autorizzazione del Tribunale.
Il tutore non è solo un rappresentante legale e gestore del patrimonio ma è colui che, ex art. 357 c.c., ha  una rilevante funzione nella cura morale della persona.
Ciò significa, per esempio, che i genitori, se il figlio è interdetto, possono scegliere nella loro vita un futuro tutore che conosca il loro figlio e che, quale persona fisica, sia in grado di assicurare all’interdetto quella continuità affettiva e di memoria del suo vissuto, anche dopo la morte dei genitori.
Inoltre, per i genitori diventa molto importante e costituisce una garanzia per il “dopo di loro” sapere che il tutore, terzo ed estraneo, ha un controllo giuridico  sul suo operato da parte del Tribunale.
 
 

PIERA ICARDI

Categoria: