A COLLEGNO

Storie di povertà: "Così siamo finiti in una roulotte"

La casa di fortuna di Celestina a Casellette
Il racconto di Celestina, rimasta senza casa con il marito e il bimbo di 6 anni: "Chiediamo solo un lavoro per ritrovare la dignità e vivere in modo adeguato"

COLLEGNO. Vittorio 42 anni, Celestina 43 anni ed il loro bambino di 6 anni sono costretti a vivere in una roulotte nel campeggio di Casellette.

Tutto ebbe inizio cosi. Il racconto di Celestina: "Due anni fa decidiamo di trasferirci a Collegno (dove abbiamo mantenuto la residenza), lavoravamo tutti e due per l’azienda Dell Informatica, ma iniziavo ad avere problemi di salute e quindi dovevamo avvicinarci ai nostri genitori avendo anche il bimbo piccolo. Grazie ad una ex compagna di scuola di mio marito, che ha la nonna con una casa sfitta riusciamo a trasferirci, essendo conoscenti non insistiamo troppo per il contratto e paghiamo regolarmente l’affitto e le spese, purtroppo l’Azienda per cui lavoriamo di lì a breve decide di togliere i tecnici in Italia e perdiamo il lavoro. Mio marito trova lavoro a Milano e oltre a quello fa dei lavori di manutenzione nello stabile dove viviamo (giardinaggio, tinteggiature e manutenzione varie; nello stabile vivono praticamente l’amica di mio marito al piano rialzato, il padre al primo piano e noi con la nonna al secondo) e io vengo assunta come badante della nonna dell’amica di mio marito nonché vicina di casa, oltre che padrona di casa.

Tutto procede bene per un anno e qualche mese. In tutto questo periodo abbiamo sempre chiesto il contratto di affitto che non avevamo ancora mai firmato, ma che non si sa come era stato addirittura registrato e poi rinnovato; fino a che uno dei nipoti della nonnina decide che vuole la casa per andarci a vivere, ci consegnano una lettera a mano, che comunica il non rinnovo del contratto d’affitto e dobbiamo lasciare la casa entro sei mesi; alla nostra richiesta di visione del contratto ce lo mostrano senza le nostre firme!

Allora ci rivolgiamo ad un amico avvocato che prende in pugno la situazione, in tribunale addirittura il giudice di pace non fa parlare gli avvocati e minaccia i signori che se non troviamo diversi accordi tra noi devono far saltare fuori un contratto regolare o la causa cadrebbe nel penale; accettiamo un importo che ci permette di prendere un'abitazione vicino a Pinerolo, pagando in un unica soluzione un anno di affitto. Ma purtroppo durante questi anno né io né mio marito siamo riusciti a trovare un lavoro stabile, tutti contratti a chiamata. Un mese prima dello scadere del contratto ci consegnano la lettera di non rinnovo (un anno uso abitativo/transitorio) e dobbiamo lasciare l’appartamento, andiamo nuovamente dalla nostra amica avvocato che ci dice che la cosa non è assolutamente regolare; quindi andiamo nuovamente in tribunale ed anche qui il giudice ci da ragione e decide di rinviare il tutto di un altro anno e di rivolgerci nel frattempo a un giudice conciliatore. Solo che avendo la signora 90 anni ed avanzando la scusa che deve trasferirsi proprio nel nostro appartamento perché non riesce più a fare le scale, il giudice decide per una “minima “somma di risarcimento (2000 euro circa) e che l’appartamento è da lasciare libero in 20 giorni.

Per tre mesi siamo stati ospiti di conoscenti (nel frattempo però ci siamo anche mossi chiedendo aiuto alle strutture, Comune di Collegno, Cisap, dalle quali abbiamo solo ricevuto risposte negative: alla presentazione per la domanda di emergenza abitativa ci viene detto che non abbiamo i requisiti, che dovremmo dimostrare di avere almeno un reddito minimo mensile fisso di 600 euro.

Da Maggio 2017 viviamo in una roulotte acquistata con il denaro consegnatoci della causa, il parcheggio ci è stato pagato dalla Chiesa Mormoni di Collegno e l’Associazione Stella ci procura viveri una volta alla settimana. Ma come vedete la situazione è davvero precaria, la pioggia in certi giorni ci ha davvero messo in difficoltà e l’inverno non è molto lontano.

Facciamo il possibile perché non venga a mancare nulla al nostro bambino, ma questa situazione drammatica ci ha tolto la dignità. Non vogliamo denaro regalato, chiediamo un lavoro (qualunque esso sia) che ci permetta di tornare a vivere in modo adeguato e degno".

ROSA COLUCCI

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