VAI E FAI

Il piccolo miracolo di chi lotta contro i propri limiti. E vince

Il racconto dei viaggi con i nostri amici disabili continua. Piccoli dettagli da non sottovalutare. Timidezze da combattere. E il gruppo si consolida, fino a diventare indivisibile

4a PUNTATA

L’estate passa velocemente ed ecco che a settembre mi metto alla guida del pulmino dell’associazione con a bordo i ragazzi per raggiungere un paesino della Langa ove siamo ospiti di un’associazione di persone non vedenti, passa parola di una signora conosciuta nel viaggio ad Agliè, quella signora che ha esordito dicendomi: tu non dai scelta, o ti fai amare o ti fai odiare, tra di noi è emersa la prima, siamo amiche tutt’oggi.

Si scorrazza qua e là e la mattinata viene dedicata alla socializzazione e poi ci troviamo seduti sulle panche per il pranzo e bisogna ricordare di non cercare lo schienale per appoggiarsi perché vorrebbe dire battere una craniata sul pavimento. Divertimenti tanti. Ma noi siamo maggiormente interessati alla lotteria e uno di noi ha piacere di vincere una bici per la nipote. lo invito ad attivare il pensiero positivo ( lui che si ritiene sfortunato) e all’estrazione: la bici è sua e prende posto con noi sul pulmino per far sorpresa a quella nipotina tanto amata.

E’ l’ora della messa, lascio libera scelta ai ragazzi e per alzata di mano ci troviamo a giocare a carte.

Dopo cena due ragazzi si scoprono cantanti e partecipano al Karaoke.

Premetto che sono molto timidi e non perdiamo di vista che nella quotidianità hanno chi li sostituisce e mai o quasi mai è stato loro concesso di prendere delle iniziative. Ma qui per partecipare devono iscriversi da soli, e scegliere la canzone da esibire. Li incoraggio, ma non mi sostituisco, e dapprima titubanti e poi carichi di energia abbattono il muro della timidezza e del pensiero d’inferiorità e acquisiscono sicurezza e prendono contatto con l’organizzatore, grande sfida di superare se stessi, e ancora una volta sono convinta che gli obbiettivi che mi sono prefissata vanno nella giusta direzione. Certo, mai posso distogliere lo sguardo, ma queste sono le verifiche in campo.

Questo è crescere ed è questo il motivo che mi fa aumentare la voglia di fare, inviare giusti stimoli e poi vedere mettere tutto l’impegno per comprendere cosa gli è richiesto, per poi attuarlo in modo corretto o in parte, ma per lo meno provarci.

Torno a casa certa che questo è un tempo libero pieno di risorse e le risorse vanno sfruttate. Altrimenti nella vita come si cresce?

Non so ancora come, ma farò di tutto per dare continuità a  questo percorso iniziato per caso. Sento bussare nel mio inconscio delle aspettative e queste aspettative le devo trasformare in realtà e per far ciò devo mettere in moto corpo e mente.
 
Sono una mente sempre pensante ed ecco una nuova idea.

Contatto la direzione Piemonte Volley: vengo presa in considerazione e dopo una valutazione, il direttivo mi da rimando positivo alla richiesta: al Palazzetto dello sport di Cuneo ci saremo anche noi ad assistere alle partite di Pallavolo quando scende in campo la squadra maschile di A1 BRE BANCA LANNUTI CUNEO. E qui inizia un’avventura sensazionale, te lo racconto a fine percorso in quanto sento doveroso dedicare uno spazio a parte.
 
E’ ora di partire per il basso Veneto per condividere con l’associazione di non vedenti, che ha organizzato l’uscita di due giorni. Il percorso è allietato da due ragazze che scelgono la nostra compagnia e la loro presenza rende il viaggio più piacevole.

Ma mai abbassare la guardia, siamo sul pullman per uno spostamento, vedo un ragazzo pallido in viso, non si sente bene. Non faccio in tempo ad aprire lo zaino e prendermi l’occorrente che… mi trovo a pulire, lavare, disinfettare quello spazio del pullman che ha avuto la peggio.
Ancora una volta capisco l’importanza di saper agire con determinatezza e correttezza mentre intorno vedo volti smarriti che sanno solo guardare, ma qui o sai fare o lascia lo spazio per respirare. Certo il ragazzo in questione non ha scelta e giunto all’ostello: limonata calda e sotto le lenzuola, in compagnia della mia nuova amica, il peggio è passato ed io non posso fermare il gruppo. L’ indomani torna ad essere uno di noi. Luoghi nuovi da esplorare, nuove esperienze, forte condivisione.
 
Sono sola e mi ascolto.

Metto a confronto  quest’ultima esperienza con la nostra uscita individuale di maggio sul Lago Maggiore e ho chiarezza che la nostra è più colorita.

Sono convinta che ogni esperienza sia un insegnamento e quella del gemellaggio è un’esperienza di grande riflessione, persone non vedenti che attraverso la percezione, la sensazione, il sentir raccontare sanno assaporare le cose belle che hanno davanti ai loro occhi senza luce, perché loro la luce l’ hanno nel cuore.

Ma io devo volere il meglio per i miei ragazzi e puntare a quest’obbiettivo, cosi comprendo che devo essere io ad organizzare le uscite fuori porta, con i criteri che ora inizio a conoscere, ma consapevole che organizzare senza internet a casa è grande difficoltà. Ma una voce mi dice che non è un problema, solo un po’ di fatica in più.
 
A dicembre condividiamo anche il Pranzo di Natale, allietato da canti e giochi di squadra e poi la lotteria, questa sì che ci attira perché è scontato che si torna a casa con le mani occupate e a noi piace tanto...
 
Segue ancora un altro pranzo di Natale, 2 coppie di persone di nostra conoscenza insieme alla Signora un po’ in là con l’ età, che diventerà “la nonna di tutti” , ci accolgono in un cascinale e la cura dei particolari per far sì che tutto sia perfetto per noi è cosa che non passa inosservato.

Sgraniamo gli occhi quando ci viene offerto l’aperitivo accompagnato dai salatini.

Credete che un servizio così curato ci gratifica e ci eleva l’autostima.

Gli ospiti siano noi ed abbiamo la certezza che tutte queste attenzioni a noi sono rivolte.

Siamo abituati a vivere in un sistema dove tutto o quasi tutto è scontato ma non è così e nel mio operare l’osservazione serve anche a cogliere buoni frutti e portare migliorie.

Torniamo al pranzo, ogni portata è di qualità ed è curata nei minimi particolari, per finire torniamo a casa con quel pacchetto che a noi piace tanto. Il regalo di Natale individuale.

E’ ora di congedarci e augurandoci  buon anno, ancora una volta vedo quei 18 occhioloni sorridenti ma un po’ speranzosi nel far intuire che c’è voglia di fare tante cose insieme, è come se ci dicessimo scommettiamo che... ma nessuno apre bocca...

Ecco il regalo: un biglietto SCRITTO DI LORO PUGNO ed inizia così -- UN PICCOLO PENSIERO PER UNA GRANDE AMICA -- e poi per me hanno scelto LE CANDELE ACCESE…  grazie ragazzi.

Ma gli animi parlano tra di loro, siamo collegati da un’energia di Luce.
 
Sono certa che hanno compreso che io come loro, voglio trascorrere del tempo libero ancora insieme.

E tutto questo insieme di buona energia fa si che prima mi stupisco da sola e poi STUPISCO  loro.

Il desiderio diventa realtà: CAPODANNO INSIEME, lontani dalle famiglie, ognuno per la sua strada e a nostra misura finalmente un capodanno. E’ la vigilia di Natale quando servo sul piatto d’argento al Presidente il programma di capodanno, è talmente sorpreso ed emozionato che non gli rimane che gioire con me e comunicarlo alle famiglie.
 
Ed eccoci a Ferrara per il capodanno. In questo viaggio manca il ragazzo fotografo di riferimento e le altre macchine da obbiettivo sono intirizzite.

Che meraviglia, ma qui è tutto fantastico, con una carta magnetica spalanchiamo le porte delle camere d’albergo, per noi ha dell’incredibile e siamo molto stupiti, poi prendere posto per l’aperitivo nella vineria più vecchia del mondo, sembra un sogno ma è realtà. Un obbiettivo è: siamo turisti di serie “A” e  faccio il possibile per avere il meglio.

Apprendiamo che lo spettacolo pirotecnico al Castello ha ridotto i festeggiamenti a causa dello tsunami che si è riversato sulle coste dell’ Oceano Indiano il 26 dicembre.

E’ giunta l’ora di tirarci a lucido per la notte tanto attesa, prima consumare la cena in villa settecentesca e poi spettacolo pirotecnico al castello. Qui per uno di noi è una doccia fredda, in valigia non ha l’abbigliamento da indossare per la serata, e manifesta il suo rammarico, improvvisandosi malato.

Da operatore conosco queste dinamiche e non mi lascio cogliere impreparata e nessun pietismo, lui scende in strada con noi e prende posto al tavolo.

Mi rendo conto quant’è il suo disagio e sento quant’è difficile il mio compito, oltre la fitta al cuore che devo celare, ho addirittura estranei che mi vengono a riprendere per la mia troppa rigidità, vorrei tanto dir loro di spegnere i riflettori, ma mi limito a rispondere con un’occhiata che da buon intenditore poche parole…

La cena ha inizio con portate succulente per tutti, mentre il ragazzo “malato nell’anima” sorseggia a malavoglia un té, e ancora occhi indiscreti a fare commenti fuori luogo sulla mia presa di posizione. Ma ecco il miracolo che tanto attendevo, arriva il farmaco prodigio, in mezzo ai tavoli giunge un giocoliere che gli porge una trombetta frangiata, coloratissima e questa è la medicina del risveglio, annulla nell’immediato il dolore ed è uno di noi, anzi è il più recettivo, se finora era a stomaco vuoto ora pensa a recuperare.

Gli estranei impiccioni mi porgono le loro scuse, rendendosi conto di aver sbagliato.

A me è venuto da fare una grande riflessione sul giudizio, quante volte giudichiamo dall’esterno, quando chi agisce ha sempre un perché della propria azione e sicuramente fa la cosa che ritiene migliore al momento… e cresciamo un po’…

E’ mezzanotte è l’ora dei festeggiamenti in piazza al castello, ma per me è giunta l’ora di invocare l’aiuto divino, sono sola con i miei ragazzi in mezzo ad una folla esuberante. Valuto il da farsi e la mia priorità è: non smarrirci e propongo di fare il trenino, con le mani a morsa indelebile aggrappo la giacca di chi apre la fila, gli altri dietro di me e la bandierina finale è il ragazzo più alto, così lo vedo. E la raccomandazione è: per nessuna ragione ci stacchiamo. Il trenino si mette in moto: Funziona e la nostra nottata è assicurata e quando siamo tutti sotto le coperte  ho la certezza che mi sono guadagnata la fiducia e mi sento di ritenerli “i miei ragazzi”. E’ una fiducia reciproca, ora siamo un tutt’ uno, per cui il mio obbiettivo è  propormi per il futuro. Certa che funzionerà. Per fiducia intendo nel dire di non mollare la prese del trenino e così è stato. Grazie ragazzi siamo in grande sintonia, grazie a te o Signore Gesù.
 
Clamore: quando i ragazzi a casa si raccontano, toccano gli animi della gente ed il cuore al Presidente e a breve mi convoca. Voglio credere che mi dia il nulla osta per continuare. Non può fermare questa attività che sta prendendo forma all’interno dell’associazione.

Vengo accolta in ufficio con un sorriso, che mi fa ben sperare. Facciamo una verifica su ciò che si è fatto. È ben propenso a farsi portavoce con le famiglie che vedono la trasformazione dei loro figli, per cui si da continuità a quest’attività nata per caso, e la sconosciuta ora ha un nome “Alda” ma  forse l’universo aveva già stabilito il  percorso con i “miei ragazzi” e mi aveva scelta ad essere il tramite.

Il Presidente mi propone di stendere un progetto con obbiettivi generali contenente anche il calendario gite. Ho il cuore in gola, gli occhi si illuminano fino a bagnarsi di lacrime.

La gioia a volte è impossibile sia contenerla che descriverla.

Ho cercato di operare con amore e l’amore dà sempre risultati positivipercepisco che vi è una grande fiducia di me e del mio operato. L’unico parametro che devo osservare è il budget economico annuo disponibile, tutto il resto ho carta bianca, quest’attività mette le radici.
 
In questo progetto oltre le mete a nostra misura includo sia gli obbiettivi educativi che assistenziali dove si evidenziano i bisogni primari e secondari da raggiungere sia di gruppo che individuale e da oggi è un vero progetto denominato “VAI E FAI”,  sta ad indicare che mentre si esplorano nuovi luoghi si fanno percorsi per raggiungere gli obbiettivi soddisfacendo i bisogni individuati e poi vi è tutta la parte organizzativa del viaggio, in quanto non intendo far riferimento ad agenzie.

Mi faccio carico totale dell’organizzazione, scegliendo mete in località note, ma intendo sviluppare accennando la parte storico-culturale e dare più spazio allo spirito avventuriero.  Le uscite sono con le caratteristiche evidenziate già in precedenza.

E poi sentirsi adulti come in realtà si è.

Divertirsi in sicurezza e ridere ridere ridere… Aprire il cuore alla spensieratezza. Ricordo che: questo progetto comprende anche in contemporanea l’obbiettivo di dare sollievo alle famiglie e viene riconosciuto dai Servizi socio – assistenziale locale tanto è vero che finanzia in parte il progetto. 

E’ fatta è fatta è fatta.

ALDA ARMANDO

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