PROCESSO ROSBOCH

"Mi vergogno di quello che ho fatto, vi chiedo scusa"

Udienza preliminare a Ivrea. In aula assieme a Roberto Obert, l'ex compagno della vittima, l'altro imputato Gabriele Defilippi si rivolge ai genitori di Gloria, strangolata una anno fa: "Mi vergogno di quello che ho fatto e chiedo scusa". La mamma della vittima: "Prima la ammazza e poi chiede il nostro perdono? Dovrebbe uccidersi lui»

IVREA. Udienza preliminare in corso a Ivrea, davanti al giudice Alessandro Scialabba, per l'omicidio di Gloria Rosboch, la professoressa di 49 anni di Castellamonte scomparsa il 13 gennaio 2016 e ritrovata morta alcune settimane dopo in una discarica poco distante da casa.

Sono presenti in aula gli accusati dell'omicidio, Roberto Obert e Gabriele Defilippi, entrambi in carcere, e la madre di quest'ultimo Caterina Abbattista, agli arresti domiciliari. Ad assistere all'udienza ci sono i genitori di Gloria Rosboch.

"Mi vergogno di quello che ho fatto e chiedo scusa. Purtroppo non posso riavvolgere il nastro. Mi vergogno di quello che ho fatto. Sono scuse che devo ai genitori di Gloria e a me stesso. Sono dispiaciuto per aver trascinato in questa tragedia anche altre persone come mia mamma e il mio fratellino, Claudio", ha detto Gabriele Defilippi in apertura dell'udienza. Il suo legale Stefano Piazzese ha chiesto il giudizio abbreviato subordinato alla perizia psichiatrica. A questo proposito é stata prodotta una documentazione da cui risulterebbe "un anamnestico significativo". Dura la reazione della mamma di Gloria: «Ma cosa chiede scusa, prima la ammazza e poi chiede il nostro perdono? Dovrebbe uccidersi lui».

La vicenda. Gennaio 2016, Obert è bordo della sua Twingo bianca, il 13 gennaio scorso, insieme a Defilppi. Caricano Gloria davanti alla scuola di Castellamonte. “Io guidavo – spiega Obert – la professoressa era seduta davanti e dietro c’era Defilippi”. Gloria sale sull'auto che la porterà alla morte perché è convinta della promessa che avrebbe riavuto i soldi di cui era stata truffata da Gabriele, 187mila euro. Crede a quanto le dice il suo amato, ovvero che sarebbero andati nello studio “dell’avvocato Obert, a Valperga, per contare il denaro”, presente in un borsone caricato sulla Twingo (in realtà si trattava di fac simile). Consegna inoltre a Obert, su suggerimento di Gabriele, il suo cellulare, dopo averlo spento. “La Finanza potrebbe intercettarci, meglio se chiudiamo i telefoni”, è la scusa. «Gabriele la intortava – riferisce Obert – lei non se ne rende neanche conto di dove sta andando! Arrivati alla sbarra stavano ancora parlando delle solite menate!». «L’hai uccisa tu!» grida Gabriele, ma Obert insorge: «Peccato che era già morta. Era già morta quella poverina! E chi tirava la corda coi guanti? Tu tiravi...hai tirato la corda coi guanti! Talmente questa qui...eh...stava parlando con te...l’hai intortata...e in un men che non si dica gli hai...l’hai...l’hai...tirato il collo coi...col cappio….e tiravi a due mani...con tutta la tua forza!». Defilippi reagisce e dà una versione contrastante: «Obert ferma la macchina, scende, sale dietro e la strozza», è la sua versione. Ma il procuratore non gli crede. La Rosboch, racconta Obert, dopo essere stata strangolata viene spinta giù dalla macchina da Gabriele, spogliata dei vestiti e dei gioielli, trascinata per terra, buttata a testa in giù nella cisterna. Non soffre, perché “è già morta, è morta subito”, specifica Obert.

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